Storytelling, sport ed esport in uno spot: l’NBA la sa sempre lunga

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Storytelling, esport ed NBA: un triangolo un po’ bizzarro, ma che si è rinsaldato negli ultimi tempi. Per capire il perché, basta tornare indietro di un paio di settimane. Da pochi giorni, infatti, è iniziata la nuova stagione regolare di NBA e, come al solito, con l’andare delle partite si sono già susseguite storie e vicende che tengono impegnati appassionati e cronisti.

Tra l’arrivo di LeBron a Los Angeles, casi di mercato e squadre che non rendono come dovrebbero, il panorama è già piuttosto affollato, e va a rafforzare l’idea che l’NBA sia ormai un fenomeno culturale, più che un semplice sport.

Tra una partita e l’altra mi sono imbattuto in uno spot piuttosto singolare, che ha fatto drizzare le mie antenne da copywriter e persona che – pur nel suo piccolo (piccolo piccolo) – in qualche modo ha a che fare con la comunicazione. Il video incriminato è questo:

Questo video ci dice chi è Gordon Hayward? Più o meno

Gordon Hayward, ala piccola nata a Brownsburg, Indiana, è un gran bel giocatore di basket che all’apparenza non ha niente a che fare con l’esport. Come accade a volte nello sviluppo di un giocatore, il nostro da piccolo non era dotato di grandi mezzi atletici, motivo per il quale ricopriva il ruolo di guardia tiratrice.

Poi, all’università, un’improvvisa crescita in altezza e forza lo spinge a riconsiderare il suo gioco. È nata così un’ala piccola di 2 metri che sa palleggiare come una guardia, esattamente il tipo di giocatore che le squadre dell’NBA del 2018 bramano ardentemente.

Sembra andare tutto bene fino a quando durante lo scorso anno, alla prima partita con la maglia dei Boston Celtics, Hayward si infortuna gravemente. Lo stop è talmente lungo che lo costringe a saltare l’intera stagione.

esport goardon hayward
Gordon Hayward in azione

Lo spot ci dice più o meno tutto ciò: fa capire che Hayward è un giocatore di basket che si è fatto male, anche se glissa su tutta la narrativa precedente, e che rende difatti l’ala piccola un giocatore speciale, non uno dei tanti.

Ma va bene uguale: il video, in effetti, è in onda su NBA TV dove, seguendo un filo logico, è normale che gli spettatori sappiano fin troppo bene chi sia Hayward. Questo spot, pertanto, non ci dice in maniera completa chi è il soggetto della storia, ma ce lo fa intuire. Per il momento, non serve altro per fare arrivare il messaggio.

Questo video ci dice cos’è League of Legends? Non del tutto

Se lo spot non ci dice del tutto chi sia Gordon Hayward, ma ci fa capire comunque che è un giocatore di basket infortunato, ancora di meno sono le informazioni sull’altro grande protagonista del video, ovvero League of Legends.

Se non sai di cosa sto parlando, ti basta sapere che si tratta di un videogioco che nel 2016 era presente sui computer di più di 100 milioni di persone.

league of legends esport
Un artwork di League of Legends

Quello su cui ci si deve concentrare, però, non sono i giocatori “normali”, ma i professionisti. League of Legends, infatti, è uno dei titoli di punta del panorama dell’esport mondiale: sul sito ufficiale dell’iniziativa è possibile trovare informazioni su tornei, squadre e prossime competizioni.

È un mondo vorticoso in cui girano tanti soldi, team provenienti da tutto il mondo e soprattutto un grande pubblico pronto a seguire le partite, sia dal vivo che in streaming.

Tanto per portare il tutto sul piano del vil denaro, basta vedere questa tabella di Forbes, relativa ai team di esport con i maggiori guadagni. Al di là del fatto che le stime siano più o meno corrette, il dato che salta all’occhio è che in dieci casi su 12 le compagini citate hanno una squadra di League of Legends.

È una cosa molto seria, dunque, che lo spot non fa intendere interamente. Anche qui, chi lo guarda potrebbe non essere molto informato sull’argomento ma, visto che la pubblicità è pur sempre pubblicità, dopo la visione del video potrebbe essere portato a modificare il proprio comportamento. Spulciando qualche commento su Youtube, ad esempio, troviamo frasi del tipo:

“OK. I’m a big Celtic’s fan, so this ad made me play league, and im enjoying it so far.”

“I’m definitely giving the game a try! I never played it.”

C’è anche chi prova a spiegare la questione ai più confusi, fornendo un riassunto di quello che sostanzialmente ho scritto nel primo paragrafo, scrivendo della storia di Gordon Hayward. Questo perché, come visto, lo spot dice e non dice, ma fa comunque arrivare un messaggio: mai arrendersi.

un'altra immagine di League of Legends
un’immagine di League of Legends

Questo video ha un messaggio preciso? Assolutamente si

Esport o meno, è inevitabile tornare al potere dello storytelling nell’NBA. La stessa cosa che rende ogni squadra un’idea da tifare (ne parlavo già qui), la stessa cosa che fa amare o odiare i Golden State Warriors (come dicevo qua), è la semplice, stessa cosa che fa funzionare questo spot.

L’NBA racconta storie anche quando non è coinvolta, visto che in questo caso lo spot è di League of Legends. E come fa il messaggio “non arrendersi mai” ad andare bene per gli appassionati che seguono l’NBA ma ignorano i videogiochi, e viceversa? Il punto di unione, in questo caso, è proprio Gordon Hayward.

Il nostro, infatti, è un grande appassionato di League of Legends, talmente coinvolto che sfida “a trovare un altro giocatore di NBA bravo come lui” nel titolo sviluppato da Riot Games.

Il messaggio, in questo caso, funziona perché Hayward fa da tramite tra i due mondi, tra l’esport e lo sport, tra League of Legends e l’NBA, e tutti possono trovare un appiglio per far proprio il pensiero di fondo. Schematizzando:

  • l’appassionato di NBA apprezza la storia di Hayward, che dopo un grave infortunio è tornato a giocare a buoni livelli. Una storia, peraltro, che va a braccetto con il claim ufficiale della lega, This is Why We Play.
  • l’appassionato di League of Legends apprezza il fatto che il ragazzone in canottiera sia un appassionato come lui, e inoltre fa trasparire il messaggio che in un videogioco molto competitivo sia possibile sempre rialzarsi e tornare a vincere contro qualsiasi avversario. È proprio quello che si legge in un commento su Youtube:

“It’s a good thing that they made this video because it helps players of League Of Legends to never surrender. One thing that I learned in this video is that you must work hard to achieve and never surrender in your goal even it’s hurting yourself because one day you will become what you dream off.”

  • c’è anche l’appassionato di animazione giapponese, che apprezza lo stile grafico e le musiche scelte per lo spot
gordon hayward ama l'esport
Lo sfortunato Gordon Hayward

Insomma, il classico canovaccio basato sull’eroe che, all’apice del successo, cade, si rialza e torna al successo funziona, e può unire mondi completamente distanti. Come in Rocky III: lo stallone italiano perde tutto, si allena con Apollo, torna ad avere fiducia in se stesso e sconfigge Mr. T. Questa divagazione era solo una scusa per chiudere l’articolo con questo video:

DING DING dannazione, DING DING
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