Google Stadia cambierà la comunicazione del settore dei videogiochi?

google stadia
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Per quelli che seguono il mercato dei videogiochi, nei giorni scorsi è stato tempo di analisi, riflessioni e suggestioni. L’annuncio di Stadia da parte di Google, però, è motivo di interesse anche per chi si occupa di comunicazione.

I videogiochi costituiscono il mercato d’intrattenimento con la crescita più elevata, come riporta anche CNBC, e raggiungono una fetta di popolazione sempre più trasversale. Chi non se ne accorge o è poco informato, o in malafede. O tutte e due.

Diciamo che Stadia è una specie di “Netflix dei videogiochi”, come è stata chiamata da più parti. Sfruttando la potenza dei data center di Google, potrebbe essere possibile giocare in streaming su qualsiasi cosa abbia uno schermo, dagli smartphone alle smart TV.

Quello di cui mi interessa parlare in questa sede è capire in che modo Stadia potrà influenzare la comunicazione pubblicitaria. Tutto questo, sempre ammettendo che la soluzione Google:

  • funzioni bene anche con le connessioni lente
  • abbia un prezzo adeguato
  • proponga un parco titoli sufficiente
  • prometta di fare tutte le cose utili già annunciate
  • non dia tanta importanza alle cose poco utili già annunciate

Ammettendo che tutte queste cose siano fattibili, quindi, ecco alcune riflessioni sui cambiamenti che Stadia potrebbe portare nel settore dei videogiochi, e non solo.

Stadia, l’evoluzione della specie videoludica

State share, ovvero: nessuno scampo dai danni di immagine?

Google Stadia dovrebbe avere un’opzione chiamata State Share. In teoria, dovrebbe permettere al giocatore di immortalare una certa situazione di gioco, che potrebbe essere condivisa e giocata da altri utenti. Questo è interessante perché, sul piano comunicativo, potrebbe dare il via a dinamiche inaspettate.

Alcuni videogiochi sono passati alla storia più per alcuni errori grossolani di programmazione che per meriti veri e propri. Gli errori possono essere di natura solo grafica, ma anche portare a cambiamenti nella struttura stessa del gioco, facilitando alcune sequenze, o rendendole impossibili.

Ad esempio, in Assassin’s Creed The Ezio Collection c’è una cutscene in cui un personaggio, non si sa per quale motivo, ha una faccia decisamente inquietante. Era un difetto che non appariva in tutte le versioni del gioco, per cui non è detto che tutti i giocatori lo abbiano visto in prima persona.

stadia assassins creed
al centro, un tizio cattivissimo. A destra, un coso (copyright: Ubisoft)

E se con State Share si potesse condividere proprio il momento prima dell’inizio della scena, in modo che tutti i giocatori del mondo la possano vedere? Si può fare anche adesso andando su Youtube, in effetti, ma viverlo in prima persona, attivamente, potrebbe cambiare le cose. E trasformare un piccolo errore in un grande danno d’immagine. Oppure in un’occasione per riderci su.

ammesso che funzioni  vol. 1

Con Stadia, concerti ed eventi si trasferiranno online?

Durante la presentazione di Stadia è stato detto che sarà possibile creare esperienze online da migliaia di giocatori. È evidente che si sta strizzando l’occhio a titoli battle royale come Fortnite, che già ora propongono partite da 100 giocatori, in cui sopravvive solo il più forte. Ma Fortnite è stato protagonista anche di eventi collaterali sorprendenti.

Nel febbraio 2019, ad esempio, il DJ Marshmello ha tenuto un concerto all’interno del gioco, seguito da almeno 10 milioni di giocatori. E, come si legge su Djmagitalia, era tutto dal vivo.

10 milioni sono un bel numero, ma se si potesse fare ancora di più grazie all’infrastruttura di Stadia? La prossima edizione di Woodstock potrebbe essere ambientata in un gioco di ruolo, dopo tutto.

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Style Transfer ML: il gioco diventa (ancora di più) mezzo pubblicitario

Style Transfer ML è una feature di Stadia che dovrebbe permettere di modificare l’aspetto dei giochi a partire da un’immagine, o comunque da elementi grafici esterni al titolo stesso. Al di là dell’utilità della cosa (sospetta), e di quanto verrà utilizzata questa funzione, viene da chiedersi se le aziende non potranno inserirsi in qualche modo in questo meccanismo.

Nel senso: durante la conferenza, sono state mostrate immagini di vari stili, che sono state “appiccicate” sulla struttura 3D di un gioco, modificandone l’estetica. Erano figure piuttosto artistiche – quadri di Van Gogh, livelli di Pac-Man e via di questo passo.

E se si potessero inserire immagini commerciali? Se la mia azienda che vende abbigliamento da golf potesse inserire le sue immagini in un gioco di golf, magari cambiando l’abbigliamento del mio personaggio?

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Per come è stata presentata la cosa, sembra che sarà il giocatore a scegliere le immagini con cui trasformare il gioco. Bisogna vedere, però, se dal punto di vista legale si potrà aggiungere qualsiasi immagine. E se si potrà aggiungere qualsiasi immagine, si potrà condividere la sequenza di gioco con State Share?

In quest’ultimo caso, Style Transfer ML potrebbe diventare anche uno strumento di autopromozione. Come dire: creo la mia immagine, la appiccico su un gioco qualsiasi, condivido il link con la sequenza del gioco dove magari si vede meglio la mia creazione, e la notorietà è a un passo.

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creo, comunico, guadagno. Facile, no?

State share: l’arrivo di nuovi contest a premi esclusivi?

Torno di nuovo su State Share perché mi pare una delle funzionalità migliori in termini comunicativi di Google Stadia. Il fatto che si possano condividere momenti di gioco potrebbe essere sinonimo anche della possibilità di creare eventi ad hoc.

Mettiamo il caso che io debba lanciare una bevanda energetica, e che mi voglia legare al mercato automobilistico. Voglio dare un’immagine estrema e giovane (pensa a Red Bull, Monster, quell’universo là). Perché non prendere un gioco di guida, creare una sequenza personalizzata di una certa gara, e dare un premio (ovvero: il mio prodotto) al più veloce?

Si potrebbe anche rendere il tutto più frizzante modificando le texture con Style Transfer ML, inserendo elementi del mio brand. Si tratterebbe di un’evoluzione dei tanti contest, premi e giveaway che già caratterizzano il web.

Solo che invece di obbligare le persone a guardare video di ore nella speranza di un premio, le si fa competere, giocare, fare qualcosa alla fine della quale si riceve anche un riconoscimento. Gamification 2.0, o qualcosa del genere.

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la nuova bibbita ggiovane e frescah (copyright: FOX)

Google Assistant: per favore, dimmi cosa devo pensare

Con l’integrazione tra Stadia e Google Assistant si va su un terreno un po’ scivoloso. Sappiamo già da anni che Google, in quanto motore di ricerca più utilizzato, ci dice sostanzialmente cosa pensare di un determinato argomento.

E visto che siamo tanto pigri noi ci fidiamo, e non andiamo quasi mai oltre la prima pagina di ricerca. O, ancora meglio, oltre la prima metà della prima pagina di ricerca.

C’è di interessante che Stadia dovrebbe offrire ai giocatori la possibilità di richiedere all’assistente di Google aiuti sui giochi più difficili. Del tipo: non riesco a superare una sequenza, meglio chiedere all’internet.

E Google, sfruttando i suoi algoritmi, ti fornisce la soluzione migliore, che potrebbe essere ufficiale, ma non necessariamente.

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Se io sono uno sviluppatore, non dovrei lasciarmi scappare questa occasione.

Ogni video, ogni guida, ogni soluzione di un enigma diventano possibili veicoli comunicativi. Voglio monetizzare un po’ di più? Perché non inserire una piccola sponsorizzazione all’inizio dei video delle mie guide? Forse verrò penalizzato, forse no, ma se fatta con intelligenza la mossa potrebbe dare ai brand coinvolti un bel risalto

E l’esport? E Steam?

Le ultime considerazioni riguardano una frase di Phil Harrison, una delle figure chiave del progetto Google.

“Con Stadia, internet diventa il tuo negozio”

Ciò significa che ogni link, su qualsiasi sito, qualsiasi chat, qualsiasi programma di instant messaging, può portarti a giocare, e a vivere tutte quelle esperienze che ho cercato di descrivere.

Non ci sarà più bisogno di Steam, PlayStation Store e tutte le altre piattaforme che oggi permettono di scaricare e provare videogiochi. Almeno, ammesso che tutto funzioni bene. E questo è un “se” grande come i data center di Google.

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l’internet è il tuo negozio. Compra, forza!

Come conseguenza, la pubblicità dei (e nei) videogiochi potrebbe farsi ancora più invasiva, ed essere letteralmente dappertutto.

Ad esempio: perché un sito che recensisce videogiochi non dovrebbe proporre un link per provare i titoli di cui sta parlando? Potrebbe far comprendere meglio la propria idea relativa al gioco. In fondo lo si fa anche oggi, quando si inseriscono i widget di Amazon. Solo che sarebbe tutto molto più snello, veloce, impulsivo.

E dall’impulsività nasce la voglia di provare, comprare, commentare e criticare. Con buona pace della salute mentale dei poveri articolisti.

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ogni cartellone pubblicitario è un link a un videogioco diverso. Che fai, clicchi?

E sul piano dell’esport, Stadia potrebbe aprire le porte a decine e decine di nuovi giocatori. Un po’ come cerca di fare l’NBA. D’altra parte, promette di far giocare tutti su tutto, dai cellulari ai TV. Perché non pensare a tornei più grandi, veramente mondiali, con sponsor più importanti, ricchi premi e cotillon?

Tutto questo, ammesso che Google ci riesca. E se non ci riesce, almeno ci ha dato da pensare per qualche giorno.

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