Cosa fa un copywriter? 5 modi terra terra per cercare di spiegarlo

cosa fa un copywriter - 5 modi per spiegarlo
Far capire cosa fa un copywriter, alle volte, è una faccenda piuttosto complicata. Ecco cinque esempi pratici per cercare di venire a capo del problema.

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Capire cosa fa un copywriter non è mica facile. Ogni volta che mi ritrovo davanti alla fatidica domanda: “che lavoro fai?”, infatti, segue un silenzio imbarazzato durante il quale cerco di elaborare la strategia migliore per venirne fuori. Perché dire semplicemente “scrivo testi per siti internet” non mi porterà da nessuna parte, lo so già.

Potrei mettermi qua e snocciolare tutte le volte che mi sono trovato in una situazione del genere. Ma immagino non ti sarebbe di particolare aiuto. Mi sembra molto più utile, invece, fornirti alcuni esempi facili facili per riuscire nell’impresa. Così, la prossima volta sarai senza dubbio più preparato. Forse.

Cosa fa un copywriter: la definizione

Il copy è il professionista che scrive testi pubblicitari. Deve fare in modo che i suoi contenuti siano chiari, persuasivi e comprensibili. Oltre a questo, se opera su internet, deve provvedere all’ottimizzazione SEO, e cioè seguire tutte le varie accortezze che permettono ai testi di posizionarsi bene sui motori di ricerca. Quindi deve saper scrivere bene per i lettori, ma anche per Google.

E diciamo che questa definizione secondo me già andrebbe bene per spiegare un po’ cos’è un copy e quali sono i suoi compiti. Poi, certo, ci sono tantissime sfumature. Come dicevo nella mia guida sul lavoro del copywriter freelance, ormai le figure professionali sono talmente variegate e sfaccettate che per brevità le si chiama tutte allo stesso modo, anche se alla fine sono molto diverse.

Però, dai, diciamo che come definizione ufficiale ci siamo. Peccato che questa spesso non basti. E allora si parte con gli esempi terra terra.

antenna di casa, dove si parla di cosa fa un copy
un esclusivo primo piano dell’antenna di casa mia, dove si parla di copywriting e altre cose

L’esempio prudente: il copy è un tizio che scrive

Ricordo chiaramente un episodio. Una volta sono salito sul tetto del mio palazzo con l’antennista di fiducia, per riparare un guasto. Dopo aver parlato per un po’ di massimi sistemi, Johnson (lo chiameremo così per rispettare la privacy) mi chiede che lavoro faccio. E qui, preso alla sprovvista, ho seguito un approccio intermedio. Ho detto che scrivevo, senza però mettere in mezzo la parola copywriter e altri termini simili. Il dialogo che ne è uscito è stato più o meno il seguente:

Johnson: Che lavoro fai, Francé
Francé: Scrivo
J: Cosa
F: Testi che vengono pubblicati su internet
J: Sei un giornalista?
F: No, scrivo anche articoli ma non sono un giornalista
J: Allora cosa sei?
F: Eh, scrivo

La conversazione finì con il solito silenzio imbarazzato. Però rispondere alla domanda: “che lavoro fai?” dicendo semplicemente “scrivo” secondo me può avere qualche vantaggio. In fondo è vero, alla fine il copywriter scrive – anche se non sempre. E non solo. Insomma, è complicato, ma è un buon punto di partenza.  

L’esempio del muratore: questa penna può esse fero, o cazzuola

Un’altra volta mi è capitato di spiegare cosa fa un copywriter ricorrendo a una metafora che, veramente, non so come mi sia venuta in mente. Il ragionamento era tipo così:

Hai presente un sito internet? Immagina sia una casa. Con pareti, camere e tutto. Le case le progettano gli architetti. Solo che poi sono vuote, c’è bisogno di qualcuno che le arredi, metta i mobili, gli elettrodomestici. Così si passa da un edificio vuoto a una bella casetta accogliente. Allora, pensa a un sito internet come a una casa vuota. Ci sono gli architetti che le progettano e i muratori che le costruiscono. Però quando finiscono è vuoto, mancano gli arredi. Ad arredarlo ci pensano i copywriter, che scrivono i testi. I testi sono come i mobili che arredano la casa vuota. Capito?

Ho partorito questo ragionamento brillante perché molto spesso le persone non hanno bene in mente la differenza tra “fare un sito internet” e “scrivere i testi per un sito internet”. Non avendo conoscenza della materia, spesso ci si immagina che le parole da mettere su un sito siano già parti del sito stesso. E non è così (per fortuna, altrimenti non avrei un lavoro, tutto sommato).

confessione: ho scritto questo articolo solo per inserire questo video

L’esempio dell’esempio: vedi questa cosa? L’ha scritta un copy

Ero a cena con amici e irrimediabilmente siamo arrivati alla tematica del mio lavoro. Bella gatta da pelare. Mentre cercavo la strategia migliore da seguire ho dato uno sguardo al menu del ristorante. Che aveva delle descrizioni piuttosto poetiche per introdurre bruschette, birre e cose del genere.

Allora ho semplicemente letto una delle voci del menu, una delle più “artistiche”, e ho detto: “Queste cose le ha scritte uno come me.”

Dopo aver buttato questa sentenza la discussione virò su altri argomenti, chissà perché. In ogni caso la lezione mi pare essere: per spiegare che lavoro fai, gira con un menu di un ristorante e fallo vedere alle persone. Facile e di effetto. E aiuti anche l’economia delle piccole aziende locali.

L’esempio della pubblicità: io scrivo per quei tizi

Esiste una possibile variante dell’approccio con il quale si indica un testo di un altro copy per spiegare in cosa consiste il proprio mestiere. Una tattica particolarmente utile per rendere edotti familiari e amici. La usavo molto spesso quando lavoravo per Trivago. C’è bisogno di un solo requisito: una TV accesa.

Se hai la fortuna di scrivere per aziende abbastanza importanti da fare pubblicità a livello nazionale (ma anche locale, volendo), l’unica cosa che devi fare è aspettare. Aspettare che arrivi lo spot del tuo cliente più grosso. A quel punto, quando arriva, basta indicare chiaramente lo schermo con la mano, ed esclamare una cosa del genere:

“Io scrivo per quelli là”

Chi ti ascolta non capirà particolarmente bene di cosa stai parlando. Ma se l’azienda è abbastanza famosa, questo basterà a placare la curiosità di genitori, zii, nonni e compagnia bella.

dopo la parola “hotel?” tutti ad additare il copywriter

L’esempio senza speranza: sono bravo al computer

La bravura di un copywriter sta anche nel sapere a chi si sta parlando, e quali strategie bisogna usare. Quando ci si accorge che anche pronunciare la sola parola copywriter potrebbe portare a un profondo turbamento nel proprio interlocutore, bisogna scegliere altre strade.

Ho notato spesso che un buon punto di partenza è parlare di computer. O comunque fare capire che si fa qualcosa con un PC. Da lì a essere chiamato “genio del computer” il passo è veramente breve, e mi è successo più volte. Essere bravo a usare tastiera e mouse sarà pure una delle abilità necessarie per fare bene il copywriter da casa, ma non è poi un requisito per essere un copy, specie se di stampo classico.

Però, mettendo di mezzo i computer, di solito si riesce a far capire alle persone che un minimo di lavoro comunque lo si sta facendo. E per cercare di fare meno danni possibili, di solito chiudo qui la questione e arrivederci.

Da quand’è che scrivere al computer è un lavoro?

E questi erano i cinque modi terra terra per spiegare il mestiere di copywriter. Spero ti siano utili. Una cosa, però, prima di chiudere.

Qualsiasi soluzione scegli, in alcuni casi potresti sentirti un po’ un cretino. Potresti sentire che il tuo mestiere è un po’ troppo “frou frou” rispetto a chi fa lavori “veri”, di fatica fisica. Un po’ come in un paio di passaggi di Full of Life di John Fante che adesso non ricordo bene ma sono sicuro che c’erano – e comunque, se non l’hai ancora fatto, leggilo prima che puoi.

Ovviamente ogni lavoro ha le sue “cose”, e il fatto che sia faticoso o meno dal punto di vista fisico significa poco o niente. Quindi tu non demordere, e continua ad andare per il mondo a cercare di spiegare che diavolo è un copywriter.

copywriter
scrivere al computer non dà mai problemi, come si vede in questa immagine

E se trovi strategie migliori di quelle che ho scritto, ti prego indicamele nei commenti, ne ho tanto bisogno.

Foto di Prawny da Pixabay

Foto di ijmaki da Pixabay

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