Di cosa parla questo articolo?
Il futuro dei videogiochi, stando alla realtà attuale, è di quelli da far venire i brividi. Gli studi che vanno bene stanno chiudendo. Gli studi che vanno male stanno chiudendo. Migliaia di persone licenziate per scelte di dirigenti che non ci capiscono chiaramente niente, in un mercato drogato dalle dinamiche della pandemia e risvegliatosi in crisi di chip, idee e soldi.
In tutta questa bella porcheria, i giochi del futuro come saranno? Difficile dirlo: potrebbero emergere, però, cinque trend che modificheranno il nostro modo di interagire con questo media.
Nessuno scampo dai danni di immagine?
Considerando tutte tecnologie che già permettono di registrare e condividere momenti di gioco, non sorprenderebbe di ritrovarsi tra le mani un sistema capace di immortalare una certa situazione di gioco, che potrebbe essere condivisa e giocata da altri utenti. E magari modificata in maniera procedurale tramite IA. Questo è interessante perché, sul piano comunicativo, può dare il via a dinamiche inaspettate.
Alcuni videogiochi sono passati alla storia più per alcuni errori grossolani di programmazione che per meriti veri e propri. Gli sbagli possono essere di natura solo grafica, ma anche portare a cambiamenti nella struttura stessa del gioco, facilitando alcune sequenze, o rendendole impossibili.
E se con le future tecnologie di registrazione si potesse condividere e giocare a partire dal momento prima dell’inizio della scena incriminata, in modo che i giocatori nel mondo la possano vedere? Si può fare anche adesso andando su Youtube, in effetti, ma viverlo in prima persona, attivamente, potrebbe cambiare le cose. E trasformare un piccolo errore in un grande danno d’immagine. Oppure in un’occasione per riderci su.
Concerti ed eventi si trasferiranno online?
Già oggi è possibile creare esperienze online condivise da migliaia di giocatori. Da anni Fortnite è protagonista di eventi collaterali sorprendenti. Nel febbraio 2020, ad esempio, il DJ Marshmello ha tenuto un concerto all’interno del gioco, rigorosamente live, seguito da almeno 10 milioni di giocatori.
10 milioni sono un bel numero, ma se si potesse fare ancora di più grazie al cloud a all’intelligenza artificiale? La nuova Woodstock potrebbe essere ambientata in un gioco di ruolo, dopo tutto. Per vedere il prossimo concerto di Taylor Swift, allora, magari si potrebbe solo fare fila in una lobby online, piuttosto che accamparsi la notte in un parcheggio.
Il gioco diventa (ancora di più) mezzo pubblicitario
Prima o poi qualcuno salterà fuori con una tecnologia per modificare l’aspetto dei giochi a partire da un’immagine, o comunque da elementi grafici esterni al titolo stesso. Al di là dell’utilità della cosa (sospetta), e di quanto verrà utilizzata questa funzione, viene da chiedersi se le aziende non potranno inserirsi in qualche modo in questo meccanismo.
Immagini di vari stili potranno essere così “appiccicate” sulla struttura 3D di un gioco, modificandone l’estetica. Potrebbe trattarsi di materiali artistici – quadri di Van Gogh, livelli di Pac-Man e via di questo passo. E se si potessero inserire anche immagini commerciali? Se la mia azienda che vende abbigliamento da golf in occasione del lancio di una nuova linea potesse inserire le sue immagini in un gioco di golf, magari cambiando l’abbigliamento dei personaggi? È una cosa che in qualche modo già si fa, proprio nei titoli sportivi.
Bisognerà vedere, però, se dal punto di vista legale si potrà aggiungere qualsiasi immagine. E se si potrà aggiungere qualsiasi immagine, si potrà condividere? In quest’ultimo caso, potrebbe diventare anche uno strumento di autopromozione. Come dire: creo la mia immagine, la appiccico su un gioco qualsiasi, condivido il link con la sequenza del gioco dove magari si vede meglio la mia creazione, e la notorietà è a un passo.
Contest a premi esclusivi
Il fatto che si possano condividere momenti di gioco potrebbe dare le possibilità di creare eventi ad hoc. Mettiamo il caso che io debba lanciare una bevanda energetica, e che mi voglia legare al mercato automobilistico. Voglio dare un’immagine estrema e giovane (pensa a Red Bull, Monster, quell’universo là). Perché non prendere un gioco di guida, creare una sequenza personalizzata di una certa gara, e dare un premio (ovvero: il mio prodotto) al più veloce?
Si potrebbe anche rendere il tutto più frizzante modificando le texture, inserendo elementi del mio brand. Si tratterebbe di un’evoluzione dei tanti contest, premi e giveaway che già caratterizzano il web. Solo che invece di obbligare le persone a guardare video di ore nella speranza di un premio, le si fa competere, giocare, fare qualcosa alla fine della quale si riceve anche un premio. I giochi del futuro entrano nella gamification 4.0, o qualcosa del genere.
Con la IA, che bisogno che c’è di pensare?
Con l’integrazione tra videogame e intelligenza artificiali si va su un terreno un po’ scivoloso. Sappiamo già da anni che Google, in quanto motore di ricerca più utilizzato, ci dice sostanzialmente cosa pensare di un determinato argomento. E visto che siamo tanto pigri, noi ci fidiamo, e non andiamo quasi mai oltre la prima pagina di ricerca. O, ancora meglio, oltre la prima metà della prima pagina di ricerca.
Prima o poi si arriverà a offrire ai giocatori la possibilità di richiedere all’assistente di turno aiuti sui giochi più difficili. Del tipo: non riesco a superare una sequenza, meglio chiedere all’internet. E una IA, sfruttando i suoi algoritmi, ti fornisce la soluzione migliore, che potrebbe essere ufficiale, ma non necessariamente.
Se io sono uno sviluppatore, non dovrei lasciarmi scappare questa occasione. Ogni video, ogni guida, ogni soluzione di un enigma diventano possibili veicoli comunicativi. Voglio monetizzare un po’ di più? Perché non inserire una piccola sponsorizzazione all’inizio dei video delle mie guide? Forse verrò penalizzato, forse no, ma se fatta con intelligenza la mossa potrebbe dare ai brand coinvolti un bel risalto.

A proposito di contenuti commerciali nei videogiochi, perché non dai uno sguardo alle pubblicità di Cyberpunk 2077? Sono zozze e vagamente oscene, come piacciono a te.
Insomma, i videogiochi del futuro potrebbero essere molto diversi da quelli che conosciamo oggi. Sarà un bene, sarà un male? Vedremo. Tanto non ritorneremo mai più piccoli, e la magia dei giorni quando non avevamo altro da fare se non giocare a GTA: San Andreas è già finita da un pezzo. Tanto vale stare alla finestra e vedere che succede.
Francesco Ursino
Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.
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