Copywriter freelance: chi è, cosa fa e altre leggende metropolitane

copywriter freelance chi è cosa fa
In questa guida pratica ti spiego chi è un copywriter freelance, cosa fa, come si diventa, quanto guadagna e altre belle cosette.

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Attorno alla figura del copywriter freelance mi pare ci sia una grandissima confusione. Non si sa bene chi sia e cosa faccia. Non si sa com’è che da un giorno all’altro si diventa un professionista del genere. In questa piccola guida, allora, cercherò di darti le risposte necessarie nei termini più semplici possibili, un po’ come ho fatto nella guida al SEO copywriting.

Spero così di aiutare tutti quelli che vorrebbero intraprendere questa carriera (anche io andavo in cerca di articoli del genere qualche anno fa). Quello che leggerai costituisce il frutto della mia esperienza, non certo una verità assoluta. Anzi, in questo campo, a quanto ho avuto modo di capire, di verità assolute non ce n’è proprio, anche se in molti sembrano convinti del contrario (o vogliono farlo credere).

Ecco allora dieci domande scottanti a cui è obbligatorio, essenziale dare una risposta.

Copywriter freelance: cosa significa?

Risposta breve: uno scrittore di copy indipendente

Risposta lunga: per capire cosa significa copy freelance non ci vuole molto. Il copywriter, di suo, è uno scrittore (dall’inglese writer) di copy. Il copy è il testo pubblicitario, quello che serve a persuadere, che spinge la gente a comprare. Si tratta di una figura che fa parte, nella maggior parte dei casi, dell’area marketing delle aziende, o comunque legata alla comunicazione.

Tutti quegli adorabili slogan che senti in TV sono stati scritti da copywriter. Anche i testi dei siti internet che visiti, i menu più elaborati di alcuni ristoranti, o le pubblicità di buoni e libretti che vedi quando sei in fila alla posta. Più o meno ci siamo capiti.

Freelance, invece, significa che il copywriter è indipendente, e sceglie di volta in volta con chi lavorare.

Chi è il copywriter freelance?

Risposta breve: un tizio che scrive senza essere legato a un datore di lavoro fisso

Un copy freelance è un professionista che scrive contenuti di vario tipo senza essere legato a un datore di lavoro fisso. Per datore di lavoro si può intendere un’agenzia pubblicitaria, ma anche molti altri soggetti. Ad esempio un’azienda, uno studio legale, cose così.

Bisogna, però, fare attenzione, perché la variante fondamentale non è tanto il numero di clienti con i quali si lavora, ma il rapporto che si ha con loro. Ad esempio: per lunghi periodi ho collaborato con un solo committente, che in sostanza era il mio unico datore di lavoro. Nulla mi vietava, però, di iniziare altre collaborazioni con altri clienti, cosa che in effetti ho iniziato a fare dopo poco.

E quindi, il copywriter freelance può anche avere un solo cliente, ma la flessibilità delle condizioni lavorative gli consente anche di impegnarsi con altri committenti, a seconda dei casi. Se non si è freelance, magari perché legati da un contratto di esclusiva a una sola agenzia, non si può fare.

rappresentazione (non affidabile) di un copy freelance

Cosa fa un copywriter?

Risposta breve: scrive (più o meno) di tutto (più o meno)

Ok, allora, spiegare cosa fa un copy è facile in termini generali, ma molto più complicato quando si scende nei particolari.

Prima di iniziare a lavorare, infatti, pensavo che il copywriter fosse solo il tizio che si inventava i testi per le pubblicità televisive, al massimo quelle cartacee. E basta. In qualche modo, fino a qualche tempo fa, forse era anche giusta come idea. Oggi, però, non può essere così.

Copywriter, ormai, mi pare possa essere definito un termine ombrello, che copre cioè un sacco di figure professionali, a volte con competenze anche diverse tra di loro, ma che per comodità vengono chiamate tutte nello stesso modo. Ad esempio, io e Bill Bernbach in teoria siamo entrambi copy. Solo che io scrivo testi per siti internet, e lui è uno dei creativi più importanti della storia. Un genialoide che ha messo le mani su alcuni degli spot più influenti mai trasmessi in televisione, e su campagne multicanale che hanno letteralmente smosso milioni di dollari e fatto la fortuna di aziende in difficoltà.

Voglio dire, è un po’ come mettere sullo stesso piano un medico di famiglia di un piccolo paesino e un luminare di fama mondiale che va in giro a fare conferenze ed è candidato al premio Nobel. Sono tutti e due medici, però non fanno proprio la stessa cosa.

Così, allora, oggi un copywriter può firmare campagne pubblicitarie televisive o cose del genere, ma può anche scrivere schede prodotto, o post per blog e social network, o articoli per testate giornalistiche, o testi per siti internet. Un po’ di tutto.

Che differenza tra un digital copywriter e un copywriter normale?

Risposta breve: sono quasi due lavori diversi

La definizione di digital copywriter è salita agli onori delle cronache grazie anche a Diego Fontana, un altro di quei copy che in teoria fa il mio stesso lavoro, ma che in pratica è in una dimensione totalmente differente.

Il suo libro, chiamato appunto Digital Copywriter, è uno di quei testi che se vuoi fare questo mestiere devi assolutamente leggere. C’è tutto ciò che devi sapere sulla differenza creatasi tra la concezione tradizionale del copywriting e quella moderna, derivata dal web.

Provo a spiegarti qui il punto fondamentale. Il concetto tradizionale di copywriter, ovvero un tizio che crea campagne pubblicitarie, e ha una formazione prettamente umanistica, ormai è affiancato da un altro tipo di creatura, il copwriter digitale. Che scrive testi per siti internet e post per social media, e spesso ha una formazione di tipo diversa. Una formazione tecnica, o comunque non prettamente legata a materie umanistiche (come nel mio caso).

E perché succede questo? Perché questo tipo di professionista della comunicazione – che, come si legge anche dal nome, opera in ambito digitale – deve tenere conto di parametri che un professionista di stampo tradizionale non era chiamato a conoscere.

Ad esempio: un copy tradizionale non aveva la SEO tra i piedi. Non doveva cercare le parole chiave (o almeno, non nel senso che intendiamo oggi), non doveva preoccuparsi di arrivare sulla prima pagina di Google. Il copywriter digitale, invece, deve saper scrivere in modo tale che i motori di ricerca lo riconoscano. Allo stesso tempo, può non essere un maestro nei giochi di parole o conoscere bene le figure retoriche come fa un copywriter tradizionale. Anzi, magari non ne sa nemmeno tanto di storia della pubblicità, o dei grandi maestri del passato. Perché in sostanza sono figure diverse dalla sua.

E insomma, è un mondo in continuo mutamento e che sta vivendo cambiamenti radicali. Diego Fontana, nel suo libro, la spiega sicuramente meglio di me, però questa infarinatura ti dovrebbe già aver fatto afferrare i concetti fondamentali.

 
social media copywriter freelance
tutte cose con le quali un copywriter digitale deve avere a che fare

Come si diventa copywriter professionista?

Risposta breve: inizia a scrivere e poi si vede

A quanto ho potuto capire, diventare copy professionista fa parte di un percorso che cambia da caso a caso. C’è chi segue corsi, chi si laurea in materie umanistiche e poi si avvicina al mondo della pubblicità, chi ci arriva per vie traverse. Io faccio parte dell’ultima categoria, perché il mio percorso di studi non era quello di uno che, alla fine, avrebbe dovuto fare il copywriter.

Soprattutto oggi, dove la figura del copy è veramente sfaccettata, non esiste una sola via ufficiale per diventare copywriter. Volendo tracciare una specie di confine, però, posso dire di essermi sentito veramente un professionista non quando ho guadagnato i primi soldi, o trovato i primi clienti.

Mi sono sentito veramente un copy freelance professionista quando una mattina, senza che lo avessi programmato, mi sono ritrovato a gestire quattro commesse di quattro clienti tutti insieme. Ho iniziato a scrivere qualche scheda prodotto, poi ho dovuto interrompere per revisionare un testo breve, poi ancora mi è stato assegnato un articolo da consegnare entro due ore. Fatto questo, ho finito scrivendo un articolo per uno dei due blog che avevo iniziato a curare.

Ecco: saltare da una commessa all’altra, ogni giorno e con continuità, per me vuol dire essere un copy professionista.

Fare il copywriter esclude la possibilità di essere giornalista?

Risposta breve: sono due cose diverse, anche se…

Questo è un argomento scottante, perché secondo alcuni un giornalista non può reinventarsi copy. E in parte può anche essere vero, perché in teoria sono due cose diverse. Più o meno ne ho parlato anche nell’articolo dove spiego la differenza tra radiocronista e copywriter. Il giornalista deve informare, il copy persuadere.

Però c’è un però. Nel senso che un copy che opera in digitale, secondo me può benissimo mettersi a scrivere articoli. Che non vuol dire fare il giornalista in senso tradizionale, quello no. Più che altro, in questo caso, si potrebbe parlare di fare l’articolista.

Diciamo che se si considerano le figure classiche di copywriter e giornalista direi anche io che no, non è possibile essere entrambi. Sono figure troppo diverse e che difficilmente possono convivere. Se, però, si trasferisce il tutto nella dimensione digitale, direi che un copy può tranquillamente fare l’articolista (che è una cosa diversa dal giornalista). Io, ad esempio, scrivo copy, ma anche articoli per testate giornalistiche registrate. E non mi pare che il mondo sia ancora andato a rotoli (almeno, non per colpa mia).

È meglio lavorare da casa o in agenzia?

Risposta breve: non ne ho la più pallida idea

Risposta lunga: non saprei proprio che dirti, nel senso che ho iniziato la mia carriera da freelance (era l’unico modo per entrare nel mondo del lavoro). Oddio, una volta sono stato vicino a fare una specie di stage non retribuito, ma poi non se n’è fatto niente. Meglio così: ho avuto tempo per imparare quello che dovevo imparare e ho sicuramente guadagnato, sia tempo che denaro.

Però so che in molti arrivano a essere freelance dopo aver passato qualche anno in agenzia – questo è un caso che si applica più a copywriter tradizionali. Comunque, anche questo ti dimostra che non c’è una sola strada per arrivare all’obiettivo.

strada copywriter freelance
la strada per diventare copy freelance è tipo così

Un copywriter che lavora da remoto che vantaggi ha?

Risposta breve: cose che chi lavora normalmente non può neanche immaginare

Risposta lunga: ho già affrontato questo argomento nell’articolo dove parlo dei pregi principali del lavorare da casa. Te li ripeto brevemente anche qui:

  • Risparmi una quantità illimitata di tempo
  • Non devi spendere soldi per macchina/benzina/spostamenti
  • Puoi dormire di più
  • Lavori in un ambiente familiare
  • Puoi lavorare quando vuoi e organizzarti al meglio
  • Se ti va, puoi lavorare in mutande, o a letto, o in ciabatte

Ovviamente ci sono anche dei lati negativi, e ne ho parlato in quest’altro articolo. Però alla fine, soppesando pro e contro, secondo me i vantaggi sono decisamente di più.

Bisogna avere per forza la partita IVA?

Risposta breve: eh, sì. Ma non è un dramma

Risposta lunga: sì, ti serve la partita IVA. Questo era uno degli scogli più duri da superare per me, almeno agli inizi. E in gran parte si trattava di un ostacolo di natura psicologica. Perché finché scrivi così, tanto per, ti accontenti di tirare su qualche soldo e sei contento.

Solo che se la cosa va avanti, e cresce, arrivi al punto in cui devi per forza regolarizzare la tua posizione. Non entro nei dettagli tecnici, ma se ti ritrovi a scrivere ogni giorno – anche non con lo stesso committente – non rientri più nella categoria della prestazione occasionale, e quindi devi passare alla partita IVA.

Al momento io sono sotto il regime forfettario, e devo confessare che la cosa più antipatica è pagare i contributi, che sono davvero tanti. Ma non posso dirti di più: per ogni dubbio, devi rivolgerti a un commercialista, e valutare per bene la tua situazione.

Ma alla fine, quanto guadagna un copywriter?

Risposta breve: eheh

Risposta lunga: Lo stipendio di un copy dipende da tantissimi fattori. Nella mia carriera ho sia guadagnato pochissimo, che guadagnato piuttosto bene. Si tratta sempre di giudizi soggettivi, non posso sapere cosa significhi per te “guadagnare bene”. Nel mio caso, si tratta di somme che consentono di pagare affitto, bollette, viveri e vettovaglie. E qualche sfizio.

Devi sempre ricordarti, poi, che a tutto quello che guadagni vanno tolte tasse e incombenze fiscali varie. Quindi è sempre bene avere una predisposizione d’animo che ti porta già a dire: “mhh, mi devo ricordare, guadagno meno di quanto sto incassando”. Così almeno non ci rimani male quando devi andare a versare badilate di euro di contributi.

E devi sempre ricordarti che può tutto finire da un giorno all’altro. Quella bella commessa che paga bene e va avanti da un anno può finire domani, e devi sempre avere un piano B. È meno stressante di come suona, specie dopo un po’ che ci prendi la mano.

stiamo parlando di questo

Spero davvero che questa piccola guida ti abbia aiutato a capire meglio cos’è un copywriter freelance. E se hai ancora dubbi, contattami!

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Gabri

Francesco, sei molto bravo a scrivere. Oltre che un grande sparpagliatore di speranza. A 44 anni mi sento vecchissimo per iniziare quest’avventura, ma articoli come il tuo danno qualche leggero spiraglio di luce. Buona fortuna a te.

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