Un esempio di glocalizzazione? Io, e chi lavora da casa dal suo paesello

Se sei un professionista che lavora da remoto, magari in una città periferica, potresti avere un vantaggio: devi solo mischiare esperienze di tipo diverso.

Il tema della glocalizzazione mi pare più che mai attuale. Per parlarne scelgo di descriverti la mia esperienza come copywriter, ma secondo me è un discorso che vale per molte altre figure lavorative che operano da remoto.

Cosa si intende con glocalizzazione?

La glocalizzazione è quel fenomeno per il quale le imprese che agiscono su uno scenario globale riescono a individuare le specificità locali dei mercati in cui operano.  Di solito, nei manuali di marketing partono gli esempi di cosa non fare
quando si gioca con globale e locale. Del tipo: chiamare prodotti in un certo modo può portare a danni di immagine in un mercato piuttosto che in un altro, e via così. E sempre nei manuali ci si può imbattere in una citazione di Eric Johansson, presidente Electrolux. Diceva:

La mia strategia è di essere globale dove posso e locale dove devo.

In realtà però la glocalizzazione è stata “inventata” negli anni ’80 del secolo scorso dal sociologo Robert Robertson, prima del lavoro di analisi ed espansione di Zygmunt Bauman (quello di “Vita liquida”, saggio sempre attuale).

A me però non interessa parlare di imprese, ma di professionisti impegnati col lavoro da remoto. Perché queste figure incarnano un nuovo spirito, un nuovo modo di vivere il proprio lavoro.

copy-dubbio

L’etimologia della parola glocalizzazione deriva da una semplice fusione dei termini “globale” e “locale”, come avrai già ben capito. È un termine piuttosto complesso, che dovresti usare con parsimonia e solo se serve. Sparare paroloni a caso, infatti, è uno degli errori da non commettere quando si scrive qualcosa.

Un esempio di glocalizzazione: i professionisti del web

Gli esempi di glocalizzazione classici sono quelli che riguardano le imprese. Tipo la multinazionale mondiale globale del fast food che in Italia ti propone il panino col pecorino. Però secondo me si deve andare altre, e guardare il tutto da una prospettiva diversa.

Considerate me. Io abito a Catanzaro Lido, quartiere di Catanzaro, Calabria. Giù giù proprio. Lontano da Milano, lontano dal business, lontano da tante cose. Fare il lavoro che faccio adesso qualche anno fa sarebbe stato impossibile.

Mi sarei dovuto mettere l’anima in pace, preparare la mia bella valigetta (forse non di cartone) e prendere il treno che partiva alle dieci di sera, risaliva faticosamente tutta l’Italia e arrivava a Milano Centrale il pomeriggio dopo. Anzi, no, perché questo treno l’hanno tolto, ovviamente. Pazienza, avrei dovuto prendere l’aereo. Meglio, avrei dovuto prendere:

  • la macchina che mi portava al treno;
  • il treno che mi portava all’aereo;
  • e poi l’aereo che mi portava al pullman;
  • e poi il pullman che mi portava alla metro;
  • e poi la metro (o il taxi, se uno vuole fare lo splendido) che mi portava da qualche parte verso zona Fiera o qualcosa del genere.

E invece no, perché grazie a internet, la democratizzazione degli strumenti di produzione e tutta un’altra lunghissima sequela di processi che non devo davvero spiegarti, la situazione è cambiata. È arrivato il telelavoro e il copywriter si è dematerializzato.

Ecco che le figure come le mie hanno iniziato a lavorare da sole, nella loro stanzetta, ai confini del mondo.

copy-spiega

Ma dice allora che differenza c’è tra glocalizzazione e globalizzazione? Il primo termine riguarda l’azione dei brand globali che modificano la loro offerta in base alle specificità dei mercati locali. Il secondo sintetizza quel processo per il quale usanze, valori e altre variabili socio-economiche tendono a diventare gli stessi in varie parti del mondo.

Nuovo mondo coraggioso (e glocale)

Catanzaro Lido è un popoloso quartiere che farà meno di 20mila abitanti. Non riesco a pensare a qualcosa di più locale. Il giovedì mattina c’è il mercatino, a fine luglio c’è la festa della Madonna. Cose così.

E io, immerso in questo ecosistema, ogni giorno mi ritrovo a parlare con soggetti sparsi per il mondo. Perché tra i miei clienti si trova un po’ di tutto (lo vedi pure nel mio portfolio).

Ho iniziato collaborazioni con aziende letteralmente di tutta Italia, dalla Sicilia alla Lombardia, andando anche fuori i confini nazionali. Ho collaborato più volte con società con sede in Svizzera, quindi sono pure un copy transfrontaliero, vedi un po’. Per diverso tempo ho emesso una fattura per un lavoro con una piattaforma canadese. E la mia prima commessa è stata per una società tedesca. Cose che fanno venire il mal di testa al mio commercialista.

copy-incoraggia

Però penso che renda l’idea, no? Il poter lavorare da remoto mi permette di andare al mercatino, la mattina, sparare qualche parola in dialetto e comprare melanzane sottolio, capicollo e nduja. E il pomeriggio posso scrivere mail in inglese a una project manager spagnola che lavora per una piattaforma statunitense.

Questa mi sembra essere l’essenza della cultura della glocalizzazione (oltre che del south working). Qualcosa che consente a un professionista di mescolare le dimensioni locali e globali in maniera fluida, autonoma, quasi inconsapevole.

L'approccio glocal migliora i professionisti

Come scrivo nel commovente testo della pagina Chi Sono, ho vissuto a Como per parte della mia infanzia. Diciamo che un minimo – minimo minimo – so come funzionano le cose sia al sud che al nord. La sensazione strisciante è che non siano in molti a godere della mia stessa conoscenza. Sia in alta Brianza sia a Ballarò. Ed è una cosa piuttosto importante perché, specie se si ha a che fare con la comunicazione, essere coscienti delle varie percezioni che il target può avere a seconda della sua posizione geografica è essenziale.

Questo vuol dire che comprendere la realtà del proprio territorio può dare una gran mano anche nelle commesse dalla portata più internazionale. Mischiare cultura locale con esperienze globali aiuta, aiuta tantissimo. E non sono cose che riguardano solo la scrittura, informazioni teoriche o le proprie conoscenze tecniche.

Ti faccio qualche esempio di esperienze locali/globali che ti possono aiutare:

  • cercare su Youtube qualche sketch di un comico regionale/Guardare serie TV e film in lingua originale;
  • parlare in dialetto con i propri nonni/Scrivere una mail in inglese;
  • ascoltare musica italiana anni ‘60/Seguire su Instagram Taylor Swift (che se ti devo dire, non saprei, però è per fare un esempio);
  • andare alla partita della squadra del tuo paese/Guardare i playoff NBA con la telecronaca originale;
  • giocare a carte al baretto/Partecipare a un torneo in multiplayer di un videogioco contro tizi coreani fortissimi,

È importante mescolare queste esperienze, è importante essere un professionista che agisce nel glocale. Perché più mischi, più sai muoverti sia nel locale che nel globale, e più possibilità hai di capire a chi devi indirizzare la tua comunicazione.

Uno dei grandi successi di Micu ‘u Pulici. Perché un articolo glocal deve avere questi contrasti, immagino.

Senza contare che la conseguenza clamorosa del lavoro da remoto è che si può fare qualcosa di buono anche senza spostarsi dal proprio paesello. E se questa dinamica si estende a sempre più professioni, la cosa non potrà che fare bene su un numero tale di livelli che viene il mal di testa a pensarci. Ma qua si straborda nella sociologia e in altre discipline, quindi è meglio chiuderla.

Immagine di Francesco Ursino

Francesco Ursino

Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.

Articoli correlati

Sai che forse potrebbero interessarti anche questi post?

Leggi anche questi post (se vuoi)