Articolista, come rispondi ai commenti negativi ai tuoi articoli?

feedback articolista

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Quando inizi a scrivere un articolo sei mosso dall’ambizione di creare di interessante, che le persone possano capire e apprezzare. Che tu sia articolista, content editor, web writer o tutte quelle altre nomenclature varie che indicano più o meno la stessa cosa, il tuo obiettivo è quello di informare e, sotto sotto, essere apprezzato per quello che fai.

La maggior parte delle volte va così, e magari ricevi anche qualche complimento. Poi, però, arriva la tragedia: scorri le reazioni al tuo bell’articolo appena pubblicato e vedi lui, il commento che ti spiazza, la critica che ti fa male all’anima. Siccome il nostro cervello funziona in un certo modo, un solo commento negativo può distruggere anni di commenti positivi, e farti sentire un poco di buono. Scrivere un articolo, pertanto, è solo il primo passo, e nemmeno quello più complicato. Il difficile, infatti, arriva quando si deve rispondere ai commenti negativi: ti racconto la mia esperienza.

Scrivere un articolo, pertanto, è solo il primo passo, e nemmeno quello più complicato. Il difficile, infatti, arriva quando si deve rispondere ai commenti negativi: ti racconto la mia esperienza.

articolista contento

 

Un articolista pronto a scrivere un articolo. Drammatizzazione

Articolista: un
lavoro o un semplice malinteso?

Scrivere contenuti per il web è una mansione che, mi pare di capire, si basa su un grande malinteso, legato alla mancanza di una qualche certificazione o titolo identificativo. Ho parlato di questo aspetto anche durante la mia intervista rilasciata a Webcrew.it. Puoi avere anche tutta l’esperienza che vuoi, ma se per esempio scrivi articoli su videogiochi, musica, serie TV, o qualsiasi altro tema, nella mente del lettore il ragionamento è spesso simile.

Sarebbe: “Sei un tizio che scrive cose su cui anche io sono preparato, ma non ho né il tempo né la voglia di fare quello che fai tu.” È un po’ come quando si chiama l’idraulico per riparare il lavandino rotto o l’antennista per sistemare l’antenna: potrei farlo pure io gratis, ma visto che il mio tempo è così prezioso fallo tu al posto mio. Un concetto che alla lontana ricorda quello della campagna #coglioneno di Zero Video di qualche anno fa:



Il punto di partenza dietro a ogni commento negativo,
dunque, è questo: tu sei un articolista, ma non è che sei poi chissà che. Sei
un tizio che ha abbastanza tempo libero da scrivere di cose belle, cose che si
conoscono, di cui chiunque potrebbe scrivere bene e facilmente. Ma visto che ci
sei fallo tu, e fallo pure bene.

Di che tipo di
commenti negativi stiamo parlando?

Oppure il ragionamento verte sul caso opposto: ti pagano troppo. Se scrivi certe cose è perché sei pagato da qualcuno. Di solito il colpevole è il brand di cui si sta parlando nell’articolo, ma non mancano mai le care vecchie alternative come lobby e poteri forti.

Quando un articolista viene accusato di questo, e nella mia esperienza è capitato più volte, verrebbe voglia di rispondere scrivendo che no, non è veramente così. Anzi, magari mi pagassero a peso d’oro, scriverei tutto quello che vogliono. Scherzi a parte, da qui si può partire per capire di che tipo di commenti negativi si può incorrere nella propria esperienza di articolista.

Se è vero che esiste chi scrive i commenti per fare semplicemente del male psicologico, per sentirsi importante e via dicendo, è anche vero che possono esserci commenti negativi meritati. In quel caso, probabilmente, il lettore andrebbe ringraziato, perché intanto si è preso la briga di leggere per intero l’articolo (cosa veramente più unica che rara), e poi perché ha evidenziato un’area in cui si sarebbe potuto fare meglio.

Un commento negativo del genere è un avvertimento che ti dice: la prossima volta stai più attento, perché potrebbe capitarti anche un lettore attento, e con lui non puoi fare brutta figura.

Scrivere un articolo
pensando ai commenti dei lettori “normali”

Se un articolista sa che il suo articolo verrà pesantemente commentato, il passo successivo può essere il condizionamento preventivo. Chi scrive un articolo, nella maggior parte dei casi, sa già cosa pensa il pubblico dell’argomento di cui si sta parlando.

La tentazione, dunque, è quella di assecondare l’opinione comune, e passare ore tranquille dopo la pubblicazione del pezzo. Magari si può anche ottenere qualche complimento, ma i complimenti non fanno mai lo stesso effetto di una critica: è una cosa che ho imparato da anni e che non cambierà mai, almeno per me. Scrivere realmente quello che si pensa, invece, comporta anche il rischio di andare contro l’opinione degli utenti, e qui non è detto che il gioco valga la candela.

Se si è scritto per ore, magari si viene pagati poco e si è anche sommersi da critiche e insulti personali, forse vale anche la pena scrivere un po’ quello che la gente vuole e lasciare stare tutto. Se sei un articolista poco furbo e con un minimo di etica, però, sai che non potrai farlo.

articolista problemi

 

Un articolista intento a leggere i commenti a un suo articolo. Come sopra, drammatizzazione

Scrivere un articolo pensando
ai commenti non scritti

Scrivere un articolo avendo in mente i commenti vuol dire anche scrivere essendo consapevole delle cose che non vengono dette, ma che sono ancora più importanti. Se hai la fortuna di lavorare per siti letti da tante persone, e se per caso devi parlare di un argomento molto importante, sai che non sarà solo il pubblico di persone “normali” a leggerti.

C’è tutta una pletora di professionisti, come PR o addetti stampa, che è interessata a capire come i loro prodotti vengono trattati dagli articolisti, e a comprendere se la fiducia data loro è stata ben riposta. Questo non significa che, ad esempio, se scrivi un articolo su un prodotto/servizio e lo giudichi male, poi quel determinato brand non ti darà più ascolto. Può darsi, però, che in futuro ti possa rendere le cose più difficili, lasciarti un po’ in disparte.

Vale lo stesso ragionamento di prima: ti pagano poco, vieni insultato e forse non ne vale la pena. Tanto varrebbe scrivere quello che vogliono, ma se vuoi dare un minimo di senso a quello che fai come articolista, sai che non puoi farlo

Come si
risponde ai commenti ai propri articoli?

L’articolista che scrive per un sito in cui addirittura i lettori commentano i contributi pubblicati dovrebbe essere lusingato. Non devi mai perdere di vista che esistono miliardi di siti che scrivono articoli che non vengono né letti, né commentati a sufficienza (tipo questo bellissimo blog di un certo copywriter e articolista freelance).

Se qualche persona, pertanto, si prende la briga di perdere tempo a criticare qualcosa che hai scritto forse è il segnale che, comunque, sei arrivato a scrivere per un sito che un minimo di seguito ce l’ha. E questa è cosa buona. Tutto ciò però non aiuta in nessun modo nel momento in cui arriva la botta, e devi rispondere al commento negativo.

Nei miei anni di esperienza ho sperimentato almeno quattro situazioni limite:

  • Non rispondere al commento: la scelta di non rispondere al commento negativo può rivelarsi giustificabile,specie se si tratta di un argomento poco noto tra gli utenti. Certo, devi passare la giornata sperando che l’articolo sparisca al più presto dalla home page e che a nessun altro lettore venga in mente di accodarsi alle critiche.
  • Rispondere al commento scusandosi: se in effetti il commento è di quelli buoni, argomentato e basato su fatti concreti, mi sembra ci sia poco da fare se non riconoscere l’errore, ringraziare e
    assicurare che l’articolo verrà subito corretto. Quando ho agito così sono stato ignorato, a volte ringraziato e in alcuni casi completamente perdonato della svista.
  • Rispondere al commento ribattendo colpo su colpo: se sei caduto nelle fauci spietate di un troll, invece, è inutile argomentare o spiegare. Visto che queste persone vogliono solo un po’ di attenzione, si potrebbe ignorarle, ma ciò potrebbe essere visto come un invito per altri troll a scatenare la propria, mhh, creatività. Ribattere in maniera ironica, cercando di superare in furbizia il troll, magari anche umiliandolo se possibile, può dare ottimi risultati. Di solito questa
    tattica dà riscontri immediati, con la sparizione quasi istantanea del troll e la fine immediata della discussione.
  • Lasciare che la natura faccia il suo corso: l’ultimo caso è relativo a quando vorresti rispondere al commento ma, sorpresa, lo fanno gli altri lettori al posto tuo. Può anche capitare, infatti, che la maggioranza dei lettori sia d’accordo con il tuo punto di vista, e difendano il tuo articolo contro chi critica, magari senza costrutto. In questo caso puoi tirare un bel sospiro di sollievo.

articolista disperato

 

Un articolista reagisce in maniera sobria ai commenti al proprio articolo. Sempre drammatizzazione

Quello che un
articolista scrive su internet rimane su internet

Scrivere un articolo, dunque, è un processo che ormai deve tenere conto anche del rapporto con i lettori. L’articolista che non si impegna a rispondere alle critiche sbaglia in partenza, perché mettendoci la faccia e ribadendo le proprie ragioni, oppure scusandosi, può solo guadagnarci. E poi, rispondere ai commenti è anche una forma per sfogarsi.

Le prime volte che sono stato criticato per un articolo mi sono sentito sinceramente abbattuto, e non rispondere ai commenti ha solo ampliato quella sensazione. Pensi: “vabbè, è successo solo su internet, che ne sa la gente che vedo tutti i giorni di quello che succede su internet”. Se è vero che il tuo vicino di casa non sa che sei stato preso a male parole per una cosa scritta online, è anche giusto dire che non si tratta poi di una grande consolazione.

Per un po’, infatti, ti rimane dentro quella sensazione che ti dice che in realtà sei un bluff, uno che non fa bene il proprio lavoro. Non fermarti: come ho già ripetuto più volte in altri articoli, continua a scrivere, a scusarti se serve, e a rispondere dando bastonate quando è necessario.

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