Di cosa parla questo articolo?
Quando si inizia a scrivere si è mossi dall’ambizione di creare qualcosa di interessante, che le persone possano capire e apprezzare.
La maggior parte delle volte va così, e magari ricevi anche qualche complimento. Poi, però, arriva la tragedia: scorri le reazioni al tuo bell’articolo appena pubblicato e vedi le parole che ti spiazzano, la critica fa male all’anima. Siccome il nostro cervello funziona in un certo modo, un solo commento negativo può distruggere anni di apprezzamenti, e farti sentire un poco di buono.
Scrivere un articolo, pertanto, è solo il primo passo, e nemmeno quello più complicato. Il difficile arriva quando si deve rispondere ai commenti negativi: ti racconto la mia esperienza.

Un articolista pronto a scrivere un articolo. Drammatizzazione.
Come rispondere ai commenti negativi?
Nei miei anni di esperienza ho sperimentato almeno quattro situazioni limite:
- non rispondere al commento – la scelta di non rispondere al commento negativo può rivelarsi giustificabile, specie se si tratta di un argomento poco noto tra gli utenti. Certo, devi passare la giornata sperando che l’articolo sparisca al più presto dalla home page e che a nessun altro lettore venga in mente di accodarsi alle critiche;
- rispondere al commento scusandosi – se in effetti il commento è di quelli buoni, argomentato e basato su fatti concreti, mi sembra ci sia poco da fare se non riconoscere l’errore, ringraziare e assicurare che l’articolo verrà subito corretto. Quando ho agito così sono stato ignorato, a volte ringraziato e in alcuni casi completamente perdonato della svista;
- rispondere al commento ribattendo colpo su colpo – se sei caduto nelle fauci spietate di un troll, invece, è inutile argomentare o spiegare. Visto che queste persone vogliono solo un po’ di attenzione, si potrebbe ignorarle, ma ciò potrebbe essere visto come un invito per altri troll a scatenare la propria, mhh, creatività. Ribattere in maniera ironica, cercando di superare in furbizia il troll, magari anche umiliandolo se possibile, può dare ottimi risultati. Di solito questa tattica dà riscontri immediati, con la sparizione quasi istantanea del troll e la fine immediata della discussione
- lasciare che la natura faccia il suo corso – l’ultimo caso è relativo a quando vorresti rispondere al commento ma, sorpresa, lo fanno gli altri lettori al posto tuo. Può anche capitare, infatti, che la maggioranza dei lettori sia d’accordo con il tuo punto di vista, e difendano il tuo articolo contro chi critica, magari senza costrutto. In questo caso puoi tirare un bel sospiro di sollievo.

Vuoi esempi di commenti negativi ricevuti sui social, forum e siti internet dal sottoscritto? Sono stato chiamato fanboy, fallito, uno che scrive per sfangarla e via cosi. Volendo prenderla alla larga, è uno degli effetti negativi del lavoro da remoto.
Perché esistono i commenti negativi?
I commenti negativi a chi fa comunicazione di qualsiasi tipo sul web nascono da un grande malinteso, legato alla mancanza di una qualche certificazione o titolo identificativo. Perché puoi avere anche tutta l’esperienza che vuoi, ma se per esempio scrivi parli di videogiochi o qualsiasi altro tema, nella mente del lettore il ragionamento è spesso del tipo:
“Sei un tizio che scrive cose sulle quali anche io sono preparato, ma non ho né il tempo né la voglia di fare quello che fai tu.”
Lettore anomino esagitato
Il punto di partenza dietro a ogni commento negativo, dunque, è questo: tu ti spacci per essere un esperto, ma non è che sei poi chissà che. Sei un tizio che ha abbastanza tempo libero da scrivere di cose carine, cose che si conoscono, di cui chiunque potrebbe scrivere facilmente. Ma visto che ci sei fallo tu, e fallo pure bene.

Non dico che non sai scrivere, ma magari sei alle prime armi e vuoi qualche suggerimento? Fermo lì: leggi il mio articolo su come scrivere recensioni.
Quando si deve rispondere ai commenti negativi?
Stai tranquillo: se scrivi bene di una cosa arriverà il tizio che ti dirà che hai agito in quel modo perché sei pagato da qualcuno. Di solito il colpevole è il brand di cui si sta parlando nell’articolo, ma non mancano mai le care vecchie alternative come lobby e poteri forti.
Quando un articolista viene accusato di questo, verrebbe voglia di rispondere scrivendo che no, non è veramente così. Anzi, magari mi pagassero a peso d’oro, direi tutto quello che vogliono.
Se è vero che esiste chi scrive i commenti per fare semplicemente del male psicologico, per sentirsi importante e via dicendo, è anche vero che possono esserci commenti negativi meritati. In quel caso, probabilmente, il lettore andrebbe ringraziato. Intanto perché si è preso la briga di leggere per intero l’articolo (cosa veramente più unica che rara), e poi perché ha evidenziato un’area in cui si sarebbe potuto fare meglio.
Un commento negativo del genere è un avvertimento che ti dice: la prossima volta stai più attento, perché potrebbe capitarti anche un lettore attento, e con lui non puoi fare brutta figura.
Scrivere avendo paura dei commenti offensivi
Se un articolista sa che il suo articolo verrà pesantemente commentato, il passo successivo può essere il condizionamento preventivo. Chi scrive un contenuto, nella maggior parte dei casi, sa già cosa pensa il pubblico dell’argomento di cui si sta parlando.
La tentazione, dunque, è quella di assecondare l’opinione comune, e passare ore tranquille dopo la pubblicazione del pezzo. Magari si può anche ottenere qualche complimento, ma i complimenti non fanno mai lo stesso effetto di una critica. Questa è una cosa che ho imparato da anni e che non cambierà mai, almeno per me. Scrivere realmente quello che si pensa, invece, comporta anche il rischio di andare contro l’opinione degli utenti, e qui non è detto che il gioco valga la candela.
Se si è scritto per ore, magari si viene pagati poco e si è anche sommersi da critiche e insulti personali, forse vale anche la pena scrivere un po’ quello che la gente vuole e lasciare stare tutto. Se sei un professionista con un minimo di etica, però, sai che non potrai farlo.

Un articolista intento a leggere i commenti a un suo articolo. Come sopra, drammatizzazione.

Ti prego, dimmi che non usi termini come “derivativo”, “seminale” e “metatestuale” nei tuoi testi. Secondo me usare paroloni è una delle cose che non vanno mai fatte. Vuoi sapere le altre? C’è l’articolo sui tre errori da non commettere quando si scrive un articolo.
I commenti negativi delle aziende
Scrivere un articolo avendo in mente i commenti vuol dire anche scrivere essendo consapevole delle cose che non vengono dette, ma che sono ancora più importanti. Se hai la fortuna di lavorare per siti letti da tante persone, e se per caso devi parlare di un argomento molto importante, sai che non sarà solo il pubblico di persone “normali” a leggerti.
C’è tutta una pletora di professionisti, come PR o addetti stampa, che è interessata a capire come i loro prodotti vengono trattati dagli articolisti, e a comprendere se la fiducia data loro è stata ben riposta. Questo non significa che, ad esempio, se scrivi un articolo su un prodotto/servizio e lo giudichi male, poi quel determinato brand non ti darà più ascolto. Può darsi, però, che in futuro ti possa rendere le cose più difficili, lasciarti un po’ in disparte.
Vale lo stesso ragionamento di prima. Ti pagano poco, vieni insultato e forse non ne vale la pena. Tanto varrebbe scrivere quello che vogliono, ma se vuoi dare un minimo di senso a quello che fai, sai che non puoi farlo.

Un articolista reagisce in maniera sobria ai commenti al proprio articolo. Sempre drammatizzazione.
I commenti negativi su social e siti influenzano la vita reale
Scrivere un articolo è un processo che deve tenere conto anche del rapporto con i lettori. L’articolista che non si impegna a rispondere alle critiche sbaglia in partenza, perché mettendoci la faccia e ribadendo le proprie ragioni, oppure scusandosi, può solo guadagnarci. E poi, rispondere ai commenti negativi è anche una forma per sfogarsi.
Le prime volte che sono stato criticato per un articolo mi sono sentito sinceramente abbattuto, e non rispondere ai commenti ha solo ampliato quella sensazione. Pensi: “vabbè, è successo solo su internet, che ne sa la gente che vedo tutti i giorni di quello che succede su internet”. Se è vero che il tuo vicino di casa non sa che sei stato preso a male parole per una cosa scritta online, è anche giusto dire che non si tratta poi di una grande consolazione.
Per un po’, infatti, ti rimane dentro quella sensazione che ti dice che in realtà sei un bluff, uno che non fa bene il proprio lavoro. Non fermarti. Continua a scrivere, a scusarti se serve, e a rispondere dando bastonate quando è necessario.
Francesco Ursino
Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.
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