Di cosa parla questo articolo?
Lavorare in smart working come copywriter mi ha permesso di avere una vita professionale che, molto semplicemente, non avrei potuto ottenere seguendo le vie tradizionali. I lati positivi sono molti ma, ovviamente, non è tutto bello e facile.
Il lavorare dalla propria scrivania porta con sé sfide e difficoltà molto diverse da quelle del classico impiego in ufficio o, in generale, in un luogo diverso dalla propria camera. Ecco i cinque effetti negativi dello smart working che ho potuto analizzare nel corso della mia esperienza da remoto.
1) Le difficoltà con i feedback
Il lavoro da casa porta con sé il problema del rapporto con quelli che sono i tuoi superiori. Che si tratti di project manager, responsabili, figure senior o qualsiasi altro profilo, la possibilità che la comunicazione non sia del tutto efficiente è sempre dietro l’angolo.
Questo spesso succede perché, ti faccio il mio esempio, quello che il copy scrive viene revisionato da più persone che, per qualche motivo, seguono linee guida differenti. In altri termini: se l’articolo che scrivi va bene una volta, non è detto che quella dopo un contributo scritto nello stesso modo sarà accettato.
Tra correzioni che spesso si contraddicono, evidenti sviste e sbagli di vario tipo, la comprensione dei feedback dei propri lavori può risultare piuttosto ardua. La situazione si complica proprio perché il lavoro da casa online non garantisce quel rapporto diretto con i tuoi responsabili, e perciò l’incomprensione è fenomeno frequente.
Affidarsi esclusivamente alla comunicazione via mail e chat, inoltre, può far nascere impressioni sbagliate sul tono di voce utilizzato, così come sulla gravità dell’errore. In qualsiasi caso, pertanto, bisogna sempre porsi in maniera educata e gentile, sperando che anche la controparte faccia lo stesso.

Un possibile effetto negativo dello smart working – grave il giusto, per carità – è il non riuscire a far capire bene qual è la propria mansione. Nello speciale su come spiegare che lavoro fai ti do qualche suggerimento per riuscirci.

La causa di, e la soluzione a, molti dei problemi di chi lavora in smart working.
2) Gli hobby casalinghi sono una rovina
Se sei in smart working una cosa è certa: passerai molte, molte ore davanti al display di un qualche dispositivo tecnologico. Questo significa che ogni giorno sarai seduto per diverso tempo, e tutto ciò non è proprio salutare (se vuoi stare più comodo, puoi leggere i miei consigli sugli attrezzi per i copy che lavorano da casa).
Di norma, se uno lavora in ufficio una volta finita la propria giornata si alza, prende la macchina e se ne va dove caspita vuole. Siccome nel caso di chi lavora da remoto l’ufficio diventa la propria casa, ecco che finire di lavorare non significa uscire e andare da qualche parte, ma al massimo alzarsi e spostarsi in un’altra stanza. Non si può, cioè, fare una cosa del genere:
Tra gli effetti negativi dello smart working non c’è il pericolo di schiantarsi contro un castagno uscendo dall’ufficio.
Se hai un hobby o impegni che ti portano fuori, non c’è alcun problema: dopo aver spento il PC puoi uscire e andare dove devi andare. Se, invece, sei una persona che non ha la necessità (o la voglia) di uscire molto spesso, la cosa può diventare fastidiosa. Perché una volta finito di lavorare al PC potresti ritrovarti, dopo poco, di nuovo davanti al monitor.
Io, ad esempio, amo giocare ai videogiochi e ho altri hobby che prevedono lo stare a casa, motivo per il quale a volte il passaggio dal lavoro al tempo libero non ha quell’effetto liberatorio che potrebbe avere nel caso di un lavoro classico in un ufficio. E a lungo andare, tutto questo potrebbe stancare.
3) Misuri le cose in base a quanto guadagni
Questo è un difetto che riguarda i casi in cui chi lavora da casa è pagato a seconda di quanto produce. Si tratta di un’eventualità piuttosto comune, specie se si è un freelance alle prime armi lanciato contro i mulini a vento dell’internet.
Se tu sai che in una giornata a pieno regime guadagni X, e che la somma di X sono tanti piccoli Y messi insieme, sarai portato a ragionare in un modo che i fortunati possessori di stipendio fisso non possono capire. Le conseguenze maggiori di questa distorsione spazio-tempo-remunerativa è che si inizia a misurare le cose in base a quante Y servono per comprarle.
Ogni volta che vedi un nuovo disco che vorresti prendere o un abito che ti piacerebbe indossare, sei portato a pensare: “per prenderlo devo fare un tot di Y”, oppure “ho dovuto scrivere tot Y per arrivare a comprare questa cosa”.
Di conseguenza, il tempo diventa un fattore limitante: quando dovresti scrivere ma per qualche motivo non sei al PC senti il tempo scorrere e vedi la tua bella X giornaliera sgretolarsi, lasciando cadere tutte le Y che non stai guadagnando.
Ovvio, si tratta di una dinamica relativa adatta anche a lavori non casalinghi. Con lo smart working, però, tutto si amplifica. A proposito, potresti leggere i miei suggerimenti sulla gestione del tempo, casomai ne avessi bisogno.
Solo per ricordati che in questo minuto, in questo secondo, TU non stai guadagnando.
4) La sensazione che il tuo non è un lavoro
Se sei alle prime armi nel lavoro da remoto e non hai mai lavorato in un ufficio, potresti avere la sensazione che quello che stai facendo non è un vero lavoro.
Quando lasci che questa sensazione traspaia in maniera evidente, la conseguenza è che gli altri penseranno che stai passando le tue giornate al computer a sprecare tempo. Arriverà chi ti chiederà favori mentre stai correggendo un articolo, o chi avrà bisogno di una mano a fare i lavoretti di casa mentre tu stai cercando di disegnare una grafica per i social.
Questo non è lato negativo dello smart working da casa, dei clienti che non ti capiscono o da tutte le tasse che devi pagare: è solo un problema tuo. Il primo a considerarsi un professionista devi essere tu, ed è per questo che è necessario dare valore a quello che si fa e a quello che si è.
Fare questo porta con sé tutta una serie di conseguenze positive sia sul piano professionale che umano. Se nel tuo lavoro da casa ti comporti in maniera impeccabile, anche gli altri saranno portati a considerarti un soggetto credibile.

Difficolta a parte, tra i lati positivi del lavoro da casa c’è il fatto che non devi spostarti a milioni di chilometri di distanza dal tuo paesello per lavorare. Ne ho parlato nel mio esclusivo speciale sul south working, che sarebbe davvero un peccato non leggere sai.
5) La tentazione di sentirti solo contro il mondo
Se chi ti circonda non capisce che per te il tempo è letteralmente denaro, se i tuoi superiori ti ammorbano con l’ennesima call, o se ti ritrovi all’improvviso senza offerte di lavoro, la reazione tipica è quella di sentirsi da solo contro il mondo. E se sei da solo in smart working nella tua stanzetta, si tratta di una sensazione tanto tanto brutta.
In questo caso è molto importante riuscire a gestire in maniera corretta le proprie dinamiche psicologiche. I momenti del genere, se non altro, aiutano chi lavora da casa a conoscersi meglio e a prepararsi a reagire in maniera migliore in futuro.
La tentazione di sentirti solo è uno dei lati peggiori dello smart working, e nella mia esperienza sono stati molti i momenti in cui ho pensato di essere ai piedi di una montagna così alta da scoraggiare anche il povero Sisifo.
La rappresentazione della giornata tipo di chi lavora in smart working. Drammatizzazione.
Come se ne esce? Come ho scritto nell’articolo dedicato alla gestione dei momenti senza lavoro, la cosa più importante è continuare a fare il proprio dovere al meglio delle proprie possibilità. Non è facile, ma purtroppo nessuno hai mai detto che lo sarebbe stato.
Quindi non dargliela vinta: impegnati, cerca di realizzarti anche in altre cose oltre al lavoro e porta in cima quel cavolo di masso.
Francesco Ursino
Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.
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