Di cosa parla questo articolo?
Dire “no al calcio moderno” fa tanto tifoso duro e puro vecchio stampo. D’altro canto, gli ultimi anni hanno introdotto novità che hanno fatto storcere il naso persino agli appassionati del pallone più moderati.
Per spiegare cosa sta succedendo considero il caso del Catanzaro, la squadra della mia città. È tornata in serie B a 17 anni di distanza dalla sua ultima, spettacolare e disastrosa apparizione. In questo lasso di tempo, di cose ne sono cambiate parecchie.

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No alle pay TV
Torniamo all’epoca della penultima ultima promozione in serie B del Catanzaro, anno 2004. La partita della vita è Chieti – Catanzaro, giocata però ad Ascoli perché ovviamente mezza città era voluta andarla a vedere e serviva uno stadio più grande. E chi era rimasto in loco, come me, che poteva fare? Sostanzialmente niente, perché la diretta TV non c’era, e l’unica opzione era quella di sintonizzarsi su un canale locale che a sua volta riproponeva una radiocronaca.
Oggi invece il mondo si è capovolto. Anche la serie C, ormai da anni, dispone di un servizio di streaming (Eleven Sports, NOW) che propone in diretta praticamente tutte le partite.
Quindi la prima differenza è questa: il calcio si vede a ogni possibile latitudine sportiva, e serve al massimo uno smartphone. E se nelle categorie professionistiche servono telecamere ad alta definizione e abbonamenti, in quelle amatoriali basta anche un cellulare e una diretta Facebook. Tanto, in qualsiasi parte del mondo, a qualsiasi ora, ci sarà sempre qualcuno disposto a vedere un po’ di pallone.
La critica da “no al calcio moderno” per quanto posso capire è: adesso che anche Il Real Vattelapesca è in diretta TV nessuno va allo stadio. Giusto. Però è anche vero che chi è tifoso della squadra del suo paesello oggi, anche se fuori, ha la possibilità di seguirla.
No al calcio via social
Quello strano lasso di tempo (corrispondente a qualche migliaio di anni) che ha visto l’umanità privata dei social network viveva di consuetudini strane.
Ad esempio, per guardare la classifica del Catanzaro o vedere che giocatori aveva preso la squadra si doveva usare una cosa che si chiamava giornale. Era il 2003 quando il persistente appello dei tifosi del Catanzaro di comprare un attaccante stava per essere accolto. La sfida, se ricordo bene, era tra:
- Gioacchino “Jack” Prisciandaro, autodefinitosi lo “squartaporte”, super bomber di periferia;
- Giorgio Corona, altro cannoniere di razza fuori dai radar del grande calcio, che però ha fatto in tempo ad assaggiare la serie A.
Forse nell’elenco c’era pure il grande Sossio Aruta, che poi avrebbe avuto una carriera televisiva di varia natura (partendo da “Campioni” con Ciccio Graziani e finendo da Maria de Filippi). Per sapere chi caspita avrebbe guidato l’attacco dei giallorossi, bisognava comprare il giornale ogni mattina. E di questa cosa non ho molta nostalgia a dire il vero, però era così.
Oggi invece la cosa è cambiata. Perché ci sono i benedetti social, e per sapere chi prende il Catanzaro è sufficiente dare un’occhiata a Facebook. E magari una mattina esce fuori il grande acquisto, accompagnato da una introduzione video che fa bene al cuore:
Petruzzu Iemmello, catanzarese doc, torna nella sua città dopo aver giocato nella massima serie e ci fa vincere il campionato a suon di gol. Fa piangere solo a leggerlo.
Vuoi sapere quando gioca la tua squadra? Ci sono i social. Vuoi conoscere l’avversario della prossima partita? Ecco sempre i social. E se ti perdi qualcosa e vuoi sapere il risultato dell’ultimo match? Non ti sbagli, ci sono i social.
Questa pervasività trasforma il rapporto tra società, calciatori e tifosi. È tutto molto più sovraesposto, tutto “sempre un po’ in mezzo ai piedi”. Più i giocatori sono raggiungibili, meno sono realmente “umani”. Perché vedere cinquanta foto ritoccate e ben programmate da un social media manager è peggio, molto peggio di quando i calciatori andavano a Mai Dire Gol (per dirne una). Quindi questo sì, è un bel “no al calcio moderno”.
No al calcio spezzatino
Nel gennaio 2006 si sarebbe dovuta tenere una disperata Catanzaro-Verona di Serie B. La squadra era già avviata verso una retrocessione tragicomica, ma quel giorno non si giocò. O meglio, si giocò 4 minuti, prima che la nebbia costringesse a interrompere tutto. C’ero quel giorno allo stadio, non si vedeva davvero “una fungia”, come si dice allegramente qui in zona. Il recupero della partita venne giocata qualche settimana dopo ma io non ci andai, perché non era di domenica e mi veniva scomodo.
A pensarla oggi fa un po’ ridere. Una giornata di campionato di serie A parte il venerdì e finisce il lunedì. Ma anche in serie B è così. Si chiama “calcio spezzatino”, e per i duri e puri è una vera e propria rovina. Ormai da anni si gioca sempre, a qualsiasi ora. La domenica è stata completamente svuotata del suo significato, della sua liturgia.
Da quando i match vengono spalmati così, personalmente seguo solo le partite della mia squadra. E come potrei fare altrimenti: che motivazione potrebbe avere uno per guardare Genoa-Monza alle 15 di domenica? Così ci si chiude sempre di più nella propria bolla di tifosi, si guarda solo al proprio orticello e succedono le belle cose che ti racconto adesso…
No agli ultras da tastiera
Sui social si riversano i tifosi e altra gente che farebbe bene a starsene lontana dalla ricezione di qualsiasi rete Wi-Fi.
Tutto questo può portare a effetti negativi. Perché i tifosi che prima parlavano al bar adesso lo fanno su Facebook, magari andando a rompere le scatole sui profili delle squadre avversarie. Parli oggi, parli domani, e alla fine tutto questo misto di nervosismo, frustrazione e voglia di fare a gara a chi spara più minchiate si riversa sul mondo reale.
Va a finire così che una partita come il derby Crotone – Catanzaro di marzo 2023 si è dovuta giocare senza tifosi ospiti perché, secondo le autorità competenti, c’era rischio per l’ordine pubblico. (La stessa sorte è toccata ai successivi derby col Cosenza in serie B). Si trattava del primo Catanzaro – Crotone dell’era social. E forse non è un caso che una rivalità del genere, difatti mai esistita o esistita in modo da non rappresentare alcun pericolo, sia scoppiata adesso.
Nell’anno della precedente promozione in serie B, stagione 2003/2004, i due Catanzaro – Crotone si svolsero senza particolari problemi, almeno da quello che ricordo io. Tanto per dire, questo era il tabellino del derby di ritorno (ripreso da UsCatanzaro.net):

Una partita bloccata, tesa e importantissima per il campionato.
L’ultima riga è quella che ci interessa: “spettatori 7.000 circa di cui 1.300 provenienti da Catanzaro”. Ed era una partita super decisiva per il campionato. Perché nel 2004 si è potuto e nel 2023 no? La faccenda è evidentemente più complicata di quanto l’ho descritta io, non vale la pena sottolinearlo. Ma i social (anzi, gli usi che ne facciamo) un po’ c’entrano, mi pare.
E guardando un po’ avanti nel tempo, con il Metaverso forse potremo minacciare di prenderci a sprangate senza nemmeno uscire di casa. E magari i cori dei tifosi verranno ideati da Chat GPT. Ma a questo, forse, ci arriveremo quando i giallorossi saranno già in lotta per la Champions League. E il “calcio moderno”, a quel punto, forse sarà già diventato definitivamente postmoderno.
Francesco Ursino
Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.
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