Di cosa parla questo articolo?
Il tema del lavoro online, di cui spesso mi occupo, si intreccia inevitabilmente con quello della disoccupazione. E da qui, il passo è breve a lanciarsi in ragionamenti come “i giovani non hanno voglia di lavorare”. Mi pare superfluo sottolineare che il discorso è molto più complicato di così.
Cosa prova chi è senza lavoro?
Qualche anno fa ero come loro. Come chi non lavora. Lo so bene cosa si prova. All’inizio, magari appena dopo la laurea o il diploma, hai un misto di aspettative, un friccicorìo che ti fa sognare prospettive. Non sai bene cosa, ma sai che potrebbe succedere.
Questo è ancora più vero quando non sai bene quali sono le tue prospettive. Io, ad esempio, ho affrontato due corsi di laurea senza sapere bene bene cosa avrei fatto dopo. Anche perché all’università – almeno quelle che ho frequentato – non è che si parli poi molto del dopo laurea. In maniera abbastanza clamorosa, sono arrivato a fare quello che sognavo, visto che oggi faccio il copywriter freelance e campo grazie alle parole. Qualche tempo fa sono pure finito sulla Gazzetta del Sud, pensa tu.

Il successo non mi ha cambiato, sai. Sono sempre il ragazzo umile degli inizi.
Ma prima di arrivare alla notorietà di un trafiletto sul giornale, sono passato attraverso un anno abbondante di disoccupazione pura. E in quei mesi ho provato cose strane da descrivere. Il mio sentimento più evidente era la vergogna. Ricordo chiaramente di aver pianto come un cretino in bagno un paio di volte. In alcuni casi mi sentivo un fallito. In altri uno che non si impegnava abbastanza. Perché se uno si impegna – e che cavolo – qualcosa dovrà pur saltare fuori, no?
Allo stesso tempo, però, quella vergogna diventa bella. Ti dà calore, sembra una coperta, qualcosa che ti si spalma sopra. Ci diventi comodo, in quella situazione. La cosa affascinante è che anche questa routine deprimente diventa qualcosa di prezioso. Perché ogni volta che incroci un annuncio che potrebbe essere un minimo interessante, e che magari potrebbe anche tramutarsi in un lavoro vero, rischi di perderla. Se lavori, rischi di non poter stare a casa tutto il giorno. Di perdere le tue abitudini. Ci pensi, dici, è ovvio che voglio lavorare. Ma non è così scontato.
Perché i giovani non trovano lavoro?
Salari bassi, precarietà, gente che vuole approfittarsi di te. Le ragioni per cui molti giovani faticano a trovare lavoro sono molteplici e complesse. In un mercato del lavoro sempre più competitivo, le aspettative possono scontrarsi con la dura realtà di opportunità limitate.
Un aspetto centrale della vita di chi è senza lavoro, o non ne ha mai avuto uno, è il tempo. Quando passa così tanto e tu non riesci a trovare una occupazione, sia dopo il diploma che la laurea, inizi a cambiare. Semplicemente, invecchi. Inizi a perdere i capelli. Una porzione di barba comincia a ingrigirsi. Fai la panza. Posso parlare solo per il lato maschile, evidentemente, ma non mi pare complicato cogliere le sfumature femminili del discorso.
E sembrano cavolate, ma non lo sono per niente. Se non lavori non puoi andartene da casa. Rimani figlio a vita. Non hai nemmeno la prospettiva di cambiare, di farcela.
“Se ogni tanto vi va, è bene accetta una vita”.
Lavoro e giovani, un rapporto complicato
Quando sei senza lavoro non sei veramente qualcosa. Non hai un posto nel mondo. E allora a poco a poco inizi a cambiare. Guardi gli altri che vanno avanti e tu, per qualche motivo, rimani fermo. Il sentimento che ti prende è l’amarezza. Diventi disilluso, guardi il brutto delle cose. Passi le giornate a girare su internet, a finire in posti strani della tua mente (e del web) dove non dovresti essere.
E puoi iniziare a dare colpe. Un po’ a tutti e a tutto. Esci poco di casa, magari. E anche quando ti scordi che per un attimo sei senza lavoro, quando magari ti viene voglia di uscire e prendere un po’ d’aria, basta una allusione (spesso involontaria) di qualsiasi tipo a intristirti. E così i giorni passano.
Un giovane disoccupato che inizia a dare colpe a tutti e a tutto. Se a ragione o meno, è un altro discorso
Esistono soluzioni alla disoccupazione giovanile in Italia?
Nel mio caso il rimedio l’ho trovato, e alla fine dei conti si tratta del south working. Grazie a internet posso lavorare con aziende di tutta Italia senza muovermi dalla mia città, e questa è una cosa che solo una decina di anni fa non avrei potuto fare. Ce l’ho fatta io, ce la possono fare centinaia di altri ragazzi e ragazze, non ho veramente alcun dubbio su questo.
Non è necessario per forza prendere la valigia di cartone e andare in giro per l’Italia (o per l’Europa) a cercare fortuna. Ovvio, non è un discorso che vale per tutti i lavori e tutte le persone. Però la possibilità per alcuni c’è.

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E se davvero i giovani non avessero voglia di faticare?
Tu che sei dall’altra parte, che vedi questi ragazzi e ragazze che non trovano lavoro, che girano per le strade del tuo paese, lo sai quello che stanno passando. Lo sai che si trovano in una situazione che ti si appiccica addosso, dalla quale non è facile uscire. Lo sai che sono incastrati in un circolo che non si rompe.
Però nella testa lo sai che c’è una vocina maligna che torna a galla ogni tanto. E non vorresti, ma ogni tanto torna. Perché se dopo 5, 10 o 15 anni non sono ancora riusciti a trovare lavoro, allora ci deve essere qualcosa. DEVE essere colpa loro. Non può essere solo sfortuna, no? Voglio dire, io ce l’ho fatta, mi sono inventato un lavoro praticamente da zero. E allora perché loro non ce la fanno, restano indietro?

È un discorso che mi mette sempre una grande tristezza. Perché mi rendo conto che a essere di là, uno di loro, è veramente un attimo. Una mail che finisce nello spam e non riesci a leggere. Un annuncio che ti sfugge sui cinquanta siti che controlli ogni giorno. Una frase scritta male su Linkedin, che magari fa desistere un HR a caccia di nuove reclute.
Sono stato disoccupato 488 giorni, tra il 2015 e il 2016. Da quando mi sono laureato a quando ho scritto il primo copy che mi ha fruttato qualche soldo. Non è un caso che io sia riuscito a trovare lavoro, al sud, tutto da solo, ne sono certo. E questo mi rende orgoglioso, ma non mi consola per tutti gli altri che ancora non ce la fanno. Per colpa loro o meno.
Francesco Ursino
Da oltre dieci anni, il vostro amichevole copywriter di quartiere. Già collaboratore di Trivago, Trovaprezzi, Segugio, Fox, Selectra, piccole e medie aziende di tutta Italia.
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